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In NIKKAIA Strategie, Edoardo Macallè è il responsabile unico delle scelte d’investimento. Tra coloro che, in società, hanno un ruolo d’assoluto rilievo, è certamente il più informale (“ma anche il solo cui son rimasti i capelli”, si diverte a sottolineare): Lacoste, mani in tasca, sempre sorridente ed un aspetto particolarmente giovanile a dispetto dell’età. Cinquant’anni (che “non si vedono, ma si sentono”) ed una storia alle spalle ben diversa da quel che ci si potrebbe attendere da un tecnico come lui.
Come spiega che un “filosofo” abbia scelto il mondo degl’investimenti? Non si spiega: come molte cose della vita, semplicemente accadono. Quando avevo scelto la facoltà di Filosofia, molti mi chiedevano a cosa sarebbe servito: ecco, oggi posso risponder loro che m’è servito a far proprio quel che, allora, non avrei mai creduto. D’altra parte, nel tempo della scienza e della tecnica, anche i filosofi son costretti a riciclarsi (sorriso). E poi, i mercati finanziari sono spesso meno tecnici di quel che comunemente si crede: l’angoscia che sovente si prova di fronte al divenire degli stessi, è tema certamente più filosofico che tecnico ed è proprio uno dei nodi principali attorno ai quali NIKKAIA Strategie ha costruito le proprie metodologie di lavoro.
A proposito di queste ultime: ce ne vorrebbe descrivere alcune? La principale, quella attorno alla quale ruotano tutte le altre, è certamente la metodologia dei “percorsi campione”. Se lei inserisce in un qualsiasi motore di ricerca quest’espressione, troverà a tal proposito solo il mio nome o quello di qualche guardia forestale: siamo tra i pochi, infatti, a tentare o ad aver tentato una mappatura del proprio territorio. Quello di NIKKAIA Strategie, ovviamente, non è un parco naturale od un bosco, ma sono i mercati finanziari, una sorta di “selva oscura” in cui tutti, prima o poi, come il buon Dante, finiscono per smarrir la “diritta via”, anche perché proprio “dritta”, la via dei mercati, non potrebbe dirsi. Noi s’è condotto anzitutto uno studio molto approfondito e rigoroso della loro ciclicità, o presunta tale, e poi suddiviso quest’ultima in fasi progressivamente più minute, dette “frattali”, così da provare ad individuar sempre, e con buona precisione, lo “star dell’essere” nonché quel che probabilmente potrebbe poi seguirne. Alla fine, è un po’ come se ogni mercato o prodotto finanziario, da noi analizzato, si muovesse su un tabellone che ricorda, per le sue caselle, quello d’alcuni giochi di società. E, in effetti, c’è proprio un gioco indiano che presenta le stesse caratteristiche dei nostri “percorsi campione”, persino nel numero di caselle: il mokshapatamu. Il gioco serve ad educare i bambini a muoversi al meglio nella vita, evitando quanto più possibile i vizi e cercando, al contrario, di assumere “percorsi” virtuosi: più o meno, insomma, quel che proviamo a far anche noi, di NIKKAIA Strategie, sui mercati finanziari.
Moksha… Mokshapatamu? Sì, mokshapatamu. Non si tratta di un nuova figura grafica individuata dalla comunità degli analisti tecnici (sorriso): in realtà, è un gioco molto antico, noto soprattutto nel mondo anglosassone, seppur col nome “Scale&Serpenti”. E, sotto quest’ultimo aspetto, ha quasi dell’incredibile che i nostri modelli di “percorso campione” siano rappresentati proprio da una scala sulla quale scivolano dei serpenti: nel costruirli, infatti, noi non si sapeva nulla del gioco…
Un serpente, da quel che vedo, è anche nel logo della vostra società. Esattamente. Si tratta di un simbolo arcaico: un serpente che, mordendosi la coda, forma un cerchio e si ricrea di continuo. Rappresenta, in buona sostanza, la natura ciclica di tutte le cose, compresi i mercati finanziari. Saper che quel che sta ancor oggi scendendo tornerà presto a salire allevia spesso l’angoscia legata all’incerto divenire dei mercati. Un’angoscia che, a ben pensarci, non è, poi, così diversa da quella vissuta dai primi uomini ad ogni tramontar del sole: abituati al fatto che quest’ultimo sorgerà di nuovo, per noi il tramonto smette d’essere un problema e diventa, soprattutto, un’opportunità di spettacolo, ma non doveva esser certo così nella sperduta notte dei tempi. L’Ouroboros, questo il nome del serpente che si mangia la coda, è anche un simbolo alchemico e l’Alchimia è sovente assimilata all’arte di trasformare il piombo in oro: più o meno, quel che spesso ci chiedono di fare i nuovi clienti coi titoli già presenti nei loro portafogli (sorriso). Se poi pensa che gli Alchimisti erano anche chiamati Filosofi, il cerchio si chiude, come un ouroboros, e forse s’è risposto alla sua domanda iniziale. Non mi chieda però, adesso, anche della “pietra filosofale”. A torto o a ragione, chissà, non mi sono mai spinto sin lì: mi creda, ci tengo alla mia salute mentale.
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