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mercoledì, 29/03/2017
Dietro ad ogni singolo titolo o prodotto finanziario che s’inserisce in portafoglio v'è sempre una "storia invisibile", una successione d’eventi il più delle volte casuali. Detto altrimenti: dietro ad ogni singolo titolo o prodotto finanziario v’è proprio quel che noi s’è soliti definire un “percorso campione”, una sequenza di scenari soggetta, nel corso del tempo, ad un livello variabile d'incertezza, ma che sul lungo periodo, e sotto precise condizioni, parrebbe comunque destinata ad uniformarsi a particolari modelli di riferimento. Ognuno di questi percorsi campione da un lato fa "storia a parte", ma dall'altro, proprio perché comunque parte di un tutto, fa "storia insieme". In particolare fa storia (invisibile e non) con tutti gli altri percorsi campione con cui, in una qualche misura, viene a contatto. Un mercato è l'esempio più rilevante di questo "far storia insieme", ma anche un qualsiasi portafoglio, in fondo, è un "far storia insieme di diversi percorsi campione".

Tra i diversi modelli di portafoglio, ve n'è oggi uno particolarmente apprezzato dalle cosiddette società del risparmio gestito: il modello "quantitativo". Per quest'ultimo, il “timing” (quel “calcolo del tempo” tanto caro ai fotografi per individuar la giusta “esposizione”) è sempre fattore secondario rispetto ai pesi dei prodotti da inserirsi all'interno dei portafogli: s’organizzano, infatti, alcuni macroprofili di riferimento (in cui decisivo è il “quanto” d’azionario al loro interno) e si provvede a suddividere questi ultimi in altri portafogli più specifici, ognuno dei quali finisce col far riferimento ad un particolare percorso (campione...) che dovrebbe concludersi con un rendimento atteso su base annua. Parrebbe la panacea di tutti i mali dell’investitore, ma scrostando la vernice, ci si accorge facilmente come la parvenza di scientificità che a tale approccio s’è soliti dare, in realtà, non porta alcun beneficio a quel che rappresenta il principale problema d’ogni comune investitore: l’angoscia che spesso produce l'incerto divenire dei mercati.

Eh sì, perché quel rendimento atteso su “base annua” non è altro che una “media annua” di un rendimento atteso solo a scadenza. E ben poco importa che lo stesso sia raggiunto un po’ alla volta, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, o tutto e solo nell’ultimo giorno utile ancor rimasto: l’importante, infatti, è che sia statisticamente raggiunto, come scienza impone, entro un certo “periodo”. Breve o lungo che sia. Già, ma che ne è, intanto, di quegli alti e bassi da infarto che il portafoglio dell’investitore potrebbe sempre subire? Semplice: banale volatilità destinata ad essere riassorbita, col trascorrere del tempo, nel rendimento statisticamente atteso. Perché tanto, prima o poi, il traguardo sarà comunque raggiunto (se si sono fatte le cose per benino). E così, proprio quel “tempo” che l’approccio quantitativo aveva gettato fuor della porta, quale “attimo fuggente” (non è importante partir dalla prima o dall’ultima fila: l’importante è arrivare al traguardo!), finisce col rientrare dalla finestra quale “rimedio all’angoscia”. Meglio ancora: quale “solo rimedio” all’angoscia del divenire.

C’è un interessante studio di una nota SGR italiana che mostra come i migliori rendimenti di portafoglio, in realtà, li abbiano avuti coloro che, giacché deceduti, non hanno mai modificato il proprio portafoglio (e come avrebbero potuto, d’altronde?). Ebbene, in tutto ciò, l’autore del saggio vi trova la dimostrazione concreta che sul “lungo periodo” un portafoglio ben diversificato non teme confronti. Noi, in maniera forse un po’ più suggestiva, ma comunque onesta, vi leggiamo solo la dimostrazione di quel che Keynes, già nello scorso secolo, sosteneva: “La sola certezza che noi si abbia sul lungo periodo è che un giorno saremo tutti morti”! E lo diciamo proprio noi che, fin dall’inizio, abbiamo precisato come NIKKAIA Strategie è società di consulenza specializzata nelle scelte d’investimento di medio/lungo periodo.

Nei portafogli di NIKKAIA Strategie, è sempre al tempo che s'assegna il peso più importante.
     
 
 
   
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